ARRAPATO
Piazza Grande ad Arezzo all'imbrunire, con le Logge del Vasari illuminate

AR · Toscana · provincia di Arezzo

Arezzo

La città dell'oro, di Piero della Francesca e di Vasari, con la piazza più bella della Toscana che non si aspetta nessuno.

Piazza Grande · Foto: Diego Delso, CC BY-SA 4.0

Arezzo è la città toscana che si scopre per seconda, dopo Firenze e Siena, e che poi non si dimentica più: perché è intera, perché è vera, perché la sua bellezza non è mai stata messa in vetrina.

Si arriva in stazione, si sale per Corso Italia tra le botteghe degli orafi e degli antiquari, e la strada si stringe fino a spalancarsi in Piazza Grande, inclinata come un teatro. Da lì in su è tutto un salire: la Pieve romanica, il Duomo, la Fortezza dei Medici e il Prato, con la vista che si allunga sul Casentino e sulla Valdichiana. Questa guida racconta la città con calma, come si racconterebbe a un amico che ha un giorno, o un fine settimana, e vuole spenderli bene.

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Storia

Da lucumonia etrusca a capitale dell'oro

Arezzo è tra le città più antiche d'Italia. Gli Etruschi la chiamavano Arretium e ne fecero una delle dodici lucumonie, le città-stato che si spartivano l'Etruria: una potenza dell'entroterra, forte di metalli, di bronzisti e di una posizione che controllava il passaggio tra la valle dell'Arno e quella del Tevere. Il capolavoro di quella civiltà, la Chimera di bronzo, riemerse dal terreno di Arezzo nel 1553 e fu portata a Firenze da Cosimo I, dove è ancora oggi; la città ne ha fatto il suo simbolo.

Sotto Roma, Arretium divenne una città di ceramisti: i vasi corallini, la terra sigillata aretina con il suo rosso lucido, si esportavano in tutto l'impero e sono stati ritrovati fino in India. Da qui veniva Gaio Cilnio Mecenate, il consigliere di Augusto e protettore di Virgilio e Orazio, il cui nome è diventato una parola comune in tutte le lingue. Dell'Arezzo romana resta l'anfiteatro, del II secolo, attorno al quale è cresciuto il monastero che oggi ospita il Museo Archeologico.

Il Medioevo dei liberi comuni

Il vero volto della città è quello medievale. Attorno all'anno Mille un monaco benedettino della zona, Guido d'Arezzo, mise per iscritto un sistema di notazione musicale che è ancora il nostro: le note, il rigo, i nomi ut, re, mi, fa, sol, la. Arezzo era allora un libero comune ghibellino, in perenne conflitto con la Firenze guelfa, e l'11 giugno 1289 le due città si scontrarono a Campaldino, nella piana del Casentino: tra i cavalieri fiorentini c'era il giovane Dante Alighieri, e Arezzo perse. Nel 1304 nacque in città Francesco Petrarca, figlio di un notaio fiorentino in esilio. La casa che la tradizione gli attribuisce, in via dell'Orto, è oggi sede dell'Accademia Petrarca.

La stagione del comune finì nel 1384: la città, esausta dopo decenni di guerre e di signorie, fu venduta a Firenze per quarantamila fiorini dal condottiero francese Enguerrand de Coucy, che l'aveva occupata. Ma gli anni fiorentini furono anche gli anni dei cantieri più belli. Nel 1320 Pietro Lorenzetti aveva dipinto il polittico della Pieve; tra il 1452 e il 1466 Piero della Francesca affrescò nella basilica di San Francesco la Leggenda della Vera Croce, uno dei vertici della pittura del Quattrocento.

Vasari, i Medici e la città moderna

Nel 1511 nacque ad Arezzo Giorgio Vasari, pittore, architetto e primo storico dell'arte con le Vite: sue sono le Logge che chiudono Piazza Grande e la casa affrescata di via XX Settembre. I Medici, per tenere la città, la cinsero di mura nuove e la coronarono con la Fortezza, costruita a metà Cinquecento su disegno dei Sangallo. Con il Granducato Arezzo divenne una tranquilla città di provincia, e tale rimase fino al Novecento, quando tornò protagonista in un campo inatteso: l'oro. Dal 1926, con la nascita della UnoAErre, il distretto orafo aretino è cresciuto fino a diventare il primo d'Italia, e ancora oggi una parte importante della gioielleria italiana esce dalle fabbriche della valle.

Nel 1968 l'antiquario Ivan Bruschi inventò la Fiera Antiquaria, che da allora riempie Piazza Grande e le strade del centro ogni primo fine settimana del mese, e nel 1997 Roberto Benigni scelse la sua Arezzo per girare La vita è bella: la bicicletta che scende per Piazza Grande e Corso Italia ha portato la città nelle sale di tutto il mondo. Chi la visita oggi trova esattamente quella: una città d'arte completa, compatta, senza la folla, dove la bellezza è ancora la vita quotidiana di chi ci abita.

  1. Arretium è una delle dodici città della lega etrusca
  2. I vasi corallini aretini si esportano in tutto l'impero
  3. Guido d'Arezzo mette a punto la notazione musicale
  4. Battaglia di Campaldino: Arezzo sconfitta da Firenze
  5. Nasce Francesco Petrarca
  6. La città è venduta a Firenze
  7. Piero della Francesca affresca San Francesco
  8. Nasce Giorgio Vasari
  9. Ritrovata la Chimera di bronzo
  10. I Medici costruiscono la Fortezza
  11. Nasce la UnoAErre: comincia il distretto dell'oro
  12. Prima Fiera Antiquaria
  13. Benigni gira ad Arezzo La vita è bella
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Cosa vedere

12 luoghi, nell'ordine in cui li racconteremmo a un amico
  1. Il Palazzo della Fraternita dei Laici e la torre con l'orologio in Piazza Grande
    Piazza Grande, il Palazzo della Fraternita dei Laici · Foto: Diego Delso, CC BY-SA 4.0
    N. 01

    Piazza Grande

    La piazza inclinata che è il cuore, il teatro e la sala da pranzo della città.

    Non è una piazza, è una scena. Il pavimento scende con una pendenza decisa, e attorno si dispongono, come quinte, otto secoli di architettura: l'abside romanica della Pieve, il Palazzo della Fraternita dei Laici con la facciata gotica e rinascimentale e la torre dell'orologio, le case-torri medievali con le logge di legno e, a chiudere il lato alto, le Logge disegnate da Giorgio Vasari nel 1573, lunghe e regolari, sotto le quali stanno da sempre i caffè e i ristoranti.

    Piazza Grande è il campo della Giostra del Saracino e il salotto della Fiera Antiquaria, ma il momento migliore per vederla è una sera qualsiasi, quando le luci si accendono e la pendenza sembra portare tutto verso il basso, verso la città. Sedersi sotto le Logge e guardare è, da solo, un buon motivo per venire ad Arezzo.

  2. La Cappella Bacci nella basilica di San Francesco con gli affreschi di Piero della Francesca
    La Cappella Bacci con la Leggenda della Vera Croce · Foto: Sailko, CC BY 3.0
    N. 02

    Basilica di San Francesco e Piero della Francesca

    Il ciclo della Vera Croce, la ragione per cui gli storici dell'arte di tutto il mondo vengono qui.

    Dietro una facciata di pietra nuda e incompiuta, in una chiesa francescana grande e sobria, si apre la Cappella Bacci. Tra il 1452 e il 1466 Piero della Francesca vi dipinse la Leggenda della Vera Croce: la storia del legno della croce, dalla morte di Adamo alla battaglia di Costantino, all'incontro tra Salomone e la regina di Saba, all'Annunciazione e al Sogno di Costantino, la prima notte dipinta della pittura italiana.

    È pittura di luce, di geometria, di silenzio: figure immobili e solenni, colori chiari, una calma che sembra matematica. Le visite alla cappella sono a numero chiuso e a fasce orarie: conviene prenotare in anticipo sul sito ufficiale dei musei aretini. Il resto della chiesa merita comunque il tempo di un giro, con il crocifisso dipinto del Maestro di San Francesco e le cappelle affrescate.

  3. La Pieve di Santa Maria vista da Piazza Grande, con il pozzo e la facciata a logge
    La Pieve di Santa Maria · Foto: Repuli, CC BY-SA 4.0
    N. 03

    Pieve di Santa Maria

    Il capolavoro romanico della città, con una facciata a logge che non ha uguali in Toscana.

    La Pieve si affaccia su Corso Italia con una facciata che è un pezzo di Pisa trasportato in collina: tre ordini di logge a colonnine, tutte diverse, sopra un portale scolpito con i mesi dell'anno. Il campanile, del 1330, ha quaranta bifore e per questo lo chiamano «delle cento buche». L'abside, invece, guarda su Piazza Grande e ne è il pezzo più antico.

    Dentro, sull'altare maggiore, sta il polittico della Madonna con il Bambino e santi dipinto da Pietro Lorenzetti nel 1320, uno dei grandi capolavori del gotico senese, appena restaurato. Nella cripta si conserva il busto reliquiario di san Donato, patrono della città, opera di oreficeria trecentesca: un promemoria che ad Arezzo l'oro è una storia lunga.

  4. La facciata e il fianco della Cattedrale dei Santi Pietro e Donato ad Arezzo
    La Cattedrale dei Santi Pietro e Donato · Foto: Gzen92, CC BY-SA 4.0
    N. 04

    Duomo

    Una cattedrale gotica in cima alla città, con le vetrate di Marcillat e una Maddalena di Piero.

    Il Duomo dei Santi Pietro e Donato fu cominciato nel 1278 e finito, con la facciata, solo all'inizio del Novecento. L'interno è alto e stretto, gotico, illuminato da una serie di vetrate del primo Cinquecento che sono la più bella collezione d'Italia di quel genere: le fece Guillaume de Marcillat, vetraio francese chiamato dal papa, che ad Arezzo si fermò e morì.

    Accanto alla sagrestia, su un pilastro, sta la Maddalena di Piero della Francesca: un affresco solo, ma basta a fermare chiunque. Vicino, il grande cenotafio del vescovo Guido Tarlati, signore della città nel Trecento, con sedici riquadri scolpiti che raccontano la sua vita. Uscendo, il parco del Prato è a due passi.

  5. L'interno della chiesa di San Domenico ad Arezzo con il crocifisso di Cimabue
    San Domenico e il Crocifisso di Cimabue · Foto: Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 4.0
    N. 05

    San Domenico e il Crocifisso di Cimabue

    Una chiesa semplice, quasi vuota, e sull'altare il primo capolavoro di Cimabue.

    San Domenico è una chiesa a navata unica, con il tetto a capriate e una facciata mai finita, in una piazzetta laterale poco distante dal Duomo. Ci si entra per una cosa sola, e la si vede subito: il grande Crocifisso dipinto da Cimabue verso il 1270, la sua prima opera certa, il punto in cui la pittura italiana comincia a staccarsi dal modello bizantino e il Cristo diventa un corpo che soffre.

    Attorno, sulle pareti, affreschi trecenteschi di Spinello Aretino e della sua scuola. La chiesa è quasi sempre silenziosa: uno dei luoghi dove Arezzo si concede senza fretta.

  6. Una sala affrescata della Casa Vasari ad Arezzo
    La Casa Vasari · Foto: Elekes Andor, CC BY 4.0
    N. 06

    Casa Vasari

    La casa che l'artista comprò, progettò e affrescò per sé: un autoritratto in forma di edificio.

    Nel 1540 Giorgio Vasari comprò una casa in via XX Settembre e passò anni a decorarla con le proprie mani, sala dopo sala: la Camera della Fama, la Sala del Trionfo della Virtù, la Camera di Apollo, i soffitti con le allegorie delle arti e i ritratti dei pittori che ammirava. È l'unica casa d'artista del Cinquecento arrivata fino a noi così completa, e si visita come un piccolo museo.

    Vasari fu l'uomo dei Medici a Firenze, il costruttore degli Uffizi, ma la casa che si fece ad Arezzo racconta la sua idea dell'arte meglio di qualunque cantiere ufficiale. Sul retro, un giardino pensile con vista sui tetti.

  7. Le mura della Fortezza Medicea di Arezzo con i cipressi
    La Fortezza Medicea · Foto: Sailko, CC BY 3.0
    N. 07

    Fortezza Medicea e il Prato

    Il bastione dei Medici e il grande prato del Petrarca, la terrazza da cui la città guarda le sue valli.

    In cima alla collina, dove stava l'antica acropoli, i Medici costruirono a metà Cinquecento una fortezza a pianta stellare su disegno di Antonio da Sangallo il Giovane e del fratello Giuliano: serviva a controllare Arezzo più che a difenderla. Restaurata e riaperta, ospita oggi mostre ed eventi, e dai bastioni si vede tutto: il Casentino, il Pratomagno, la Valdichiana, e la città sotto.

    Tra la Fortezza e il Duomo si stende il Prato, il parco della città, con il monumento a Petrarca del 1928 al centro. È il luogo delle passeggiate della sera, dei mercatini di Natale e dei picnic d'estate.

  8. I resti dell'anfiteatro romano di Arezzo con il monastero alle spalle
    L'anfiteatro romano · Foto: Syrio, CC BY-SA 4.0
    N. 08

    Anfiteatro romano e Museo Archeologico «Gaio Cilnio Mecenate»

    L'ellisse di Roma sotto un monastero, e dentro i vasi rossi che hanno reso Arezzo famosa nell'antichità.

    Vicino alla stazione, l'anfiteatro del II secolo conserva un anello di gradinate e di ambulacri di pietra e mattoni, con un prato in mezzo. Sopra le sue arcate fu costruito nel Cinquecento il monastero olivetano di San Bernardo, che oggi ospita il Museo Archeologico Nazionale intitolato a Mecenate.

    Il museo è il posto giusto per capire l'Arezzo etrusca e romana: i bronzi, le oreficerie, e soprattutto la collezione di ceramica corallina, i vasi a rilievo di terra sigillata usciti dalle officine aretine tra il I secolo a.C. e il I d.C. Notevole anche il cratere attico di Euphronios, con Eracle e le Amazzoni, e una raccolta di vetri antichi.

  9. Il portico rinascimentale della chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo
    Il portico di Santa Maria delle Grazie · Foto: Vignaccia76, CC BY-SA 3.0
    N. 09

    Santa Maria delle Grazie

    Un portico di Benedetto da Maiano davanti a un santuario di campagna, alle porte della città.

    Poco fuori le mura, in un grande prato, sta il santuario che gli aretini costruirono a metà Quattrocento nel luogo dove san Bernardino da Siena aveva predicato, facendo abbattere una fonte pagana. Davanti alla chiesa gotica, Benedetto da Maiano aggiunse nel 1478 un portico di colonne slanciate ed eleganti, tra i più armoniosi del Rinascimento toscano.

    Dentro, l'altare in marmo e terracotta invetriata di Andrea della Robbia incornicia l'affresco della Madonna della Misericordia di Parri di Spinello. È una passeggiata di venti minuti dal centro, e vale la pena farla a piedi.

  10. Corso Italia ad Arezzo affollato durante una sfilata
    Corso Italia · Foto: Diego Delso, CC BY-SA 4.0
    N. 10

    Corso Italia e la Casa Museo Ivan Bruschi

    La strada che sale dalla stazione a Piazza Grande, fra le botteghe degli orafi e degli antiquari.

    Corso Italia è la spina della città: sale dritto dalla parte bassa fino alla Pieve, e lungo la salita cambia carattere, da via dello shopping a strada medievale con i palazzi in pietra. È la strada della passeggiata serale, della Fiera Antiquaria, delle gioiellerie che espongono l'oro fatto in città.

    A metà salita, nel Palazzo del Capitano del Popolo, si apre la Casa Museo Ivan Bruschi: la dimora-collezione dell'antiquario che inventò la Fiera, con migliaia di oggetti di ogni epoca, dai reperti archeologici ai mobili, dalle monete alle armi, disposti come li lasciò lui. Un cabinet de curiosités in piena regola.

  11. La testa di leone della Chimera di Arezzo, bronzo etrusco
    La Chimera di Arezzo (Museo Archeologico Nazionale di Firenze) · Foto: Zde, CC BY-SA 4.0
    N. 11

    La Chimera

    Il bronzo etrusco più famoso del mondo porta il nome della città, anche se vive a Firenze.

    Il 15 novembre 1553, scavando le fondamenta delle nuove mura medicee vicino a Porta San Lorentino, gli operai trovarono una statua di bronzo: un leone con una testa di capra sul dorso e una coda di serpente, ferito e ruggente. Era la Chimera, opera etrusca del IV secolo a.C., con sulla zampa la dedica tinscvil, «dono a Tinia», il Giove degli Etruschi.

    Cosimo I la volle subito a Firenze, dove è ancora oggi al Museo Archeologico Nazionale, restaurata secondo la tradizione da Benvenuto Cellini. Arezzo l'ha fatta comunque sua: la Chimera è il simbolo della città, il nome della squadra, dei negozi, dei premi, e il suo profilo si incontra ovunque. Vederla dal vero è un motivo in più per allungare il viaggio fino a Firenze.

  12. Gli sbandieratori in Piazza Grande durante la Giostra del Saracino
    Gli sbandieratori della Giostra del Saracino · Foto: Immagini dell' Archivio Istituzione Giostra del Saracino del Comune di Arezzo, CC BY-SA 3.0
    N. 12

    La Giostra del Saracino

    Un torneo medievale vero, due volte l'anno, che fa di Piazza Grande un campo di battaglia.

    Due volte l'anno, un sabato di giugno in notturna e una domenica di settembre, Piazza Grande viene ricoperta di terra e i quattro quartieri della città, Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Sant'Andrea e Porta Santo Spirito, mandano i loro cavalieri a colpire con la lancia il Buratto, un automa di legno con le sembianze del «Re delle Indie». Si vince a punti, e il premio è la Lancia d'oro.

    La Giostra ha origini nel Medioevo e fu ripresa nel 1931; oggi è la festa più sentita della città, con un corteo storico di centinaia di figuranti, gli sbandieratori, gli araldi e le rivalità di quartiere che durano tutto l'anno. I posti in tribuna vanno prenotati con largo anticipo; molti la seguono dai balconi e dalle vie attorno.

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A tavola

Cucina di terra, di caccia e di pane

La cucina aretina è toscana nel senso più asciutto della parola: pane senza sale, olio nuovo, carne alla brace, verdure di campo, le frattaglie che altrove si buttano e qui diventano il piatto della festa. Il territorio è largo, dal Casentino alla Valdichiana alla Valtiberina, e ogni valle porta in città una specialità: i tortelli di patate dalla montagna, la Chianina dalla pianura, il prosciutto dal Casentino, la porchetta da Monte San Savino.

Si beve rosso: Chianti dei Colli Aretini, i Syrah di Cortona, i Sangiovese della Valdichiana. Alla fine, un bicchiere di Vin Santo con i cantucci, o una fetta di gattò.

  • Il piatto della città

    Grifi all'aretina

    Il muso del vitello, tagliato a pezzi e cotto a lungo con pomodoro, vino e odori fino a diventare morbido e gelatinoso. Piatto povero e antichissimo, oggi bandiera delle trattorie del centro.

  • Primo

    Tortelli di patate

    Grandi ravioli ripieni di patate schiacciate, aglio, prezzemolo e parmigiano, conditi con il ragù o con burro e salvia. Vengono dal Casentino e dalla Valtiberina e sono il primo di ogni pranzo di famiglia.

  • Primo

    Acquacotta

    Zuppa di cipolle, pomodoro e pane raffermo, con un uovo che si rompe nel piatto caldo. Il piatto dei boscaioli e dei pastori del Pratomagno, che ogni osteria fa a modo suo.

  • Secondo

    Scottiglia

    Uno spezzatino di carni miste, pollo, coniglio, maiale, vitello e a volte cinghiale, cotte insieme con pomodoro e vino rosso e servite sul pane abbrustolito. Nata nel Casentino, la si trova in tutta la provincia.

  • Secondo

    Bistecca di Chianina

    La razza bovina bianca della Valdichiana dà la bistecca alla fiorentina più celebre: taglio alto, cottura al sangue, solo sale e pepe. Va ordinata a peso e divisa in due.

  • Da bottega

    Prosciutto del Casentino e porchetta di Monte San Savino

    Il prosciutto della montagna, stagionato a lungo e dal sapore deciso, e la porchetta del paese della Valdichiana che ne ha fatto una sagra e un'istituzione. Da mangiare nel pane.

  • Contorno

    Fagioli zolfini

    Piccoli, gialli, dalla buccia sottilissima: crescono sul Pratomagno e si cuociono nel fiasco o nel coccio, con olio nuovo, aglio e salvia. Sono presidio Slow Food e costano come un secondo.

  • Dolce

    Gattò aretino

    Un rotolo di pan di Spagna imbevuto di alchermes e farcito di crema, cioccolato o entrambi. Il nome viene dal francese gâteau, l'origine è ottocentesca, il posto giusto per mangiarlo è una pasticceria di Corso Italia.

  • Da bere

    Chianti Colli Aretini e Cortona DOC

    Il Sangiovese delle colline attorno alla città, e i Syrah di Cortona che negli ultimi trent'anni hanno fatto della Valdichiana una piccola Rodano. Per il dessert, Vin Santo del Chianti.

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Eventi e tradizioni

Il calendario di una città che vive in piazza
  1. Giugno e settembre

    Giostra del Saracino

    Le due edizioni del torneo: la Giostra di San Donato, in notturna, il penultimo sabato di giugno, e la Giostra della Madonna del Conforto, la prima domenica di settembre. Il corteo storico attraversa la città nel pomeriggio; la sera prima, nei quartieri, si cena in strada.

  2. Ogni mese

    Fiera Antiquaria

    Il primo fine settimana di ogni mese, dal 1968, centinaia di banchi di antiquari e rigattieri riempiono Piazza Grande, Corso Italia e le vie del centro. Si trova di tutto, dai mobili ai gioielli alle stampe; si compra dopo aver girato tutto.

  3. Estate

    Concorso Polifonico Internazionale Guido d'Arezzo

    Dal 1952 i cori di tutto il mondo si sfidano nella città dove sono nate le note musicali. Concerti nelle chiese e nelle piazze, con la Pieve e il Duomo come sale d'ascolto.

  4. Primavera

    OroArezzo

    La fiera internazionale dell'oreficeria, una delle più importanti del settore in Europa, che porta in città i compratori di tutto il mondo. È il momento in cui si capisce che cosa Arezzo produce davvero.

  5. Novembre – gennaio

    Arezzo Città del Natale

    Dalla metà di novembre all'Epifania la città si veste per le feste: il mercatino tirolese in Piazza Grande, il villaggio di Natale al Prato, la ruota panoramica, le luci lungo Corso Italia. È il periodo di maggiore affluenza dopo la Giostra.

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Itinerari

Un giorno o un fine settimana

Itinerario 1

Un giorno

  1. Mattina

    Corso Italia e Piazza Grande. Dalla stazione si sale a piedi lungo il Corso fino alla Pieve; si entra per il polittico di Lorenzetti, poi si esce sull'abside e si scopre Piazza Grande. Un caffè sotto le Logge del Vasari.

  2. Tarda mattina

    San Francesco. Alla Cappella Bacci con la prenotazione fatta da casa: un'ora davanti a Piero della Francesca. Poi la Casa Museo Bruschi, sulla via del ritorno.

  3. Pranzo

    Una trattoria del centro. Tortelli di patate e grifi, o una scottiglia; un bicchiere di Chianti dei Colli Aretini.

  4. Pomeriggio

    La città alta. Il Duomo con la Maddalena e le vetrate di Marcillat, San Domenico con il Crocifisso di Cimabue, la Casa Vasari. Sono tutti a pochi minuti l'uno dall'altro.

  5. Sera

    Il Prato e la Fortezza. Il tramonto dai bastioni, con il Casentino che si accende; poi si ridiscende per cena in Piazza Grande, che di sera è un'altra piazza.

Itinerario 2

Un fine settimana

  1. Sabato

    La città, con calma. L'itinerario di un giorno, spalmato senza fretta: la mattina la città bassa e San Francesco, il pomeriggio il Duomo, San Domenico e Casa Vasari, la sera il Prato. Se è il primo fine settimana del mese, la Fiera Antiquaria è già in piazza.

  2. Domenica mattina

    Roma e gli Etruschi. L'anfiteatro e il Museo Archeologico, poi la passeggiata fino a Santa Maria delle Grazie e al portico di Benedetto da Maiano.

  3. Domenica pomeriggio

    Sulle tracce di Piero. In auto a Monterchi per la Madonna del Parto e a Sansepolcro per la Resurrezione e il Museo Civico: un'ora di strada in tutto, e la Valtiberina intorno. In alternativa, Cortona, a mezz'ora, per il tramonto sulla Valdichiana.

  4. Domenica sera

    Ultima cena. Bistecca di Chianina in una trattoria fuori le mura, o un ritorno sotto le Logge per chiudere dove si è cominciato.

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Dintorni

Quattro valli attorno a una città
  • Cortona ~30 km

    La città etrusca sulla collina, con il Museo dell'Accademia Etrusca, l'Annunciazione del Beato Angelico al Museo Diocesano e la vista sulla Valdichiana e sul Trasimeno.

  • Monterchi e Sansepolcro ~25–40 km

    I due luoghi di Piero della Francesca: la Madonna del Parto nel piccolo museo di Monterchi e la Resurrezione nel Museo Civico di Sansepolcro, la città dove nacque.

  • Anghiari ~30 km

    Il borgo della battaglia dipinta da Leonardo, arroccato sopra la Valtiberina; strade ripide, botteghe di artigiani, il Museo della Battaglia e la ciaccia con i bringoli.

  • Casentino: Poppi, Camaldoli e La Verna ~35–50 km

    La valle dell'Arno bambino: il castello dei conti Guidi a Poppi, l'eremo di Camaldoli tra le foreste, il santuario della Verna dove san Francesco ricevette le stimmate.

  • Lucignano e Castiglion Fiorentino ~20–30 km

    Due borghi della Valdichiana: Lucignano con la pianta ellittica e l'Albero d'oro, Castiglion Fiorentino con il loggiato del Vasari e la vista sulla valle.

  • Pratomagno e Valdarno ~30 km

    La montagna dei fagioli zolfini e dei castagni, con Loro Ciuffenna e la pieve romanica di Gropina; sotto, il Valdarno delle Balze e degli outlet.

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Come arrivare

Un'ora da Firenze, due da Roma

In treno

Arezzo è sulla linea Firenze–Roma: i regionali veloci da Firenze impiegano circa un'ora, da Roma poco meno di due; fermano anche alcune Frecce e gli Intercity. La stazione è ai piedi del centro storico, a dieci minuti a piedi da Corso Italia. Orari su trenitalia.com.

In auto

Autostrada A1, uscita Arezzo, poi il raccordo fino alla città. Il centro storico è zona a traffico limitato: si lascia l'auto nei parcheggi ai margini delle mura, come il Pietri, da cui le scale mobili portano direttamente al Duomo e al Prato.

In aereo

Gli aeroporti più vicini sono Firenze Peretola (circa 80 km) e Perugia (circa 70 km); Pisa è a un'ora e mezza, Roma Fiumicino a due ore e mezza. Da tutti si prosegue in treno o in auto.

In autobus

I bus di Autolinee Toscane collegano Arezzo ai paesi della provincia, dal Casentino alla Valdichiana e alla Valtiberina; la stazione degli autobus è accanto a quella ferroviaria.

Questa guida non riporta orari di apertura né prezzi dei biglietti, che cambiano spesso: prima di partire verificate sui siti ufficiali dei singoli luoghi, indicati nel testo dove esistono.