PA · Sicilia · città metropolitana di Palermo
Palermo
Capitale di un emirato e di un regno, dove i mosaici di Bisanzio stanno sotto soffitti arabi e la strada profuma di panelle.
La Cattedrale · Foto: Berthold Werner, CC BY-SA 4.0
Palermo è una città che non si lascia riassumere: ogni strada è un secolo diverso, ogni piazza una lingua in più, e la bellezza sta accanto alla rovina come se fosse normale.
Ci sono i mosaici d'oro della Cappella Palatina sotto un soffitto di legno intagliato dagli artigiani arabi, le cupole rosse di San Giovanni degli Eremiti, la Cattedrale con le tombe dei re, il barocco dei Quattro Canti, gli stucchi bianchi di Serpotta, i palazzi Liberty dei Florio, i mercati di Ballarò e del Capo che gridano come un suk, e a dieci minuti la spiaggia di Mondello. Questa guida la percorre con calma: la storia, i luoghi da vedere, la tavola, che qui è una faccenda seria, le feste, due itinerari e i dintorni.
Storia
Da Ziz a capitale del regno, e oltrePalermo fu fondata dai Fenici tra l'VIII e il VII secolo a.C., su un promontorio tra due fiumi, e si chiamava Ziz, il fiore. I Greci la chiamarono Panormos, «tutto porto», per la rada che accoglieva qualunque nave; fu cartaginese fino al 254 a.C., poi romana, poi bizantina. Ma la città che si visita oggi comincia nell'831, quando gli Arabi la conquistarono e la fecero capitale dell'emirato di Sicilia. Per due secoli Balarm fu una delle grandi città del Mediterraneo: il geografo Ibn Hawqal, che la visitò nel 973, contò più di trecento moschee, e i viaggiatori raccontavano di giardini, di acque, di mercati e di una popolazione che si avvicinava a quella di Cordova e del Cairo.
I Normanni e la corte delle tre lingue
Nel gennaio del 1072 i Normanni di Roberto il Guiscardo e di suo fratello Ruggero entrarono in città. Non distrussero nulla: assunsero gli architetti, i giardinieri e i funzionari arabi, i mosaicisti greci e i notai latini, e costruirono con loro. Il giorno di Natale del 1130 Ruggero II fu incoronato nella Cattedrale re di Sicilia: Palermo divenne la capitale di un regno che andava da Napoli a Malta, e la sua corte, dove il geografo al-Idrisi scrisse il Libro di Ruggero, era la più colta d'Europa. Di quegli anni sono la Cappella Palatina, la Martorana, San Giovanni degli Eremiti, la Zisa, la Cuba, il Duomo di Cefalù e poi quello di Monreale, voluto da Guglielmo II: l'arte «arabo-normanna» che l'UNESCO ha iscritto nel patrimonio dell'umanità nel 2015.
Federico II di Svevia, nipote di Ruggero, crebbe a Palermo e da qui governò un impero che arrivava alla Germania. Alla sua corte, la Scuola siciliana inventò il sonetto e scrisse le prime poesie in volgare italiano: la lingua che parliamo è nata anche qui. Federico riposa nella Cattedrale, in un sarcofago di porfido, dal 1250.
I Vespri, gli spagnoli, il barocco
Il 30 marzo 1282, il lunedì di Pasqua, davanti alla chiesa di Santo Spirito, un soldato francese insultò una donna e la città insorse: furono i Vespri siciliani, la rivolta che cacciò gli Angioini e portò in Sicilia gli Aragonesi. Cominciarono cinque secoli di re lontani, viceré spagnoli, baroni e chiese: la Palermo barocca dei Quattro Canti e della piazza Pretoria, degli oratori di Giacomo Serpotta, dei palazzi nobiliari della Kalsa, è la città di quel tempo. Nel 1624, durante la peste, furono ritrovate sul Monte Pellegrino le ossa di santa Rosalia, che diventò la patrona e il Festino di luglio.
Il 27 maggio 1860 Garibaldi entrò a Palermo con i Mille e la città passò al Regno d'Italia. La Belle Époque fu quella dei Florio, gli armatori e industriali del marsala e del tonno, che chiamarono Ernesto Basile a costruire il Villino Florio e Villa Igiea, inaugurarono nel 1897 il Teatro Massimo, il terzo teatro d'opera d'Europa, e inventarono nel 1906 la Targa Florio, la corsa automobilistica più antica del mondo. Palermo era una capitale del Liberty e della mondanità.
Il Novecento, la mafia, la rinascita
I bombardamenti del 1943 e il «sacco» edilizio del dopoguerra ferirono la città più di ogni invasione. Poi venne la stagione della mafia e della lotta alla mafia: il maxiprocesso del 1986-87, le stragi di Capaci e di via D'Amelio nel 1992, dove morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e la reazione civile che è cominciata da lì. Il centro storico, abbandonato per decenni, è stato restaurato pezzo per pezzo; nel 2015 l'UNESCO ha riconosciuto il percorso arabo-normanno, nel 2018 Palermo è stata Capitale italiana della cultura e ha ospitato Manifesta, la biennale europea di arte contemporanea. Oggi è una delle città più vive d'Italia, e ancora una delle più difficili da capire: per questo ci si torna.
- I Fenici fondano Ziz
- Panormus diventa romana
- Conquista araba: Palermo capitale dell'emirato
- I Normanni entrano in città
- Ruggero II incoronato re di Sicilia
- Consacrazione della Cappella Palatina
- Guglielmo II fonda il Duomo di Monreale
- Federico II sepolto nella Cattedrale
- I Vespri siciliani
- Santa Rosalia patrona della città
- Garibaldi entra a Palermo
- Inaugurazione del Teatro Massimo
- Prima Targa Florio
- Le stragi di Capaci e via D'Amelio
- La Palermo arabo-normanna nel patrimonio UNESCO
- Capitale italiana della cultura
Cosa vedere
13 luoghi, nell'ordine in cui li racconteremmo a un amico
La Cappella Palatina · Foto: Andrea Schaffer from Sydney, Australia, CC BY 2.0 N. 01Cappella Palatina
La sintesi di Palermo in una stanza: mosaici bizantini, soffitto arabo a muqarnas, pianta latina.
Al primo piano del Palazzo dei Normanni, la cappella che Ruggero II fece costruire per la sua corte e consacrare nel 1140 è il luogo più prezioso della Sicilia. Le pareti e le cupole sono coperte di mosaici su fondo d'oro, eseguiti da maestranze bizantine: il Cristo Pantocratore nella cupola, le storie dell'Antico Testamento lungo la navata, i santi guerrieri. Sopra, un soffitto di legno a muqarnas, le stalattiti dell'architettura islamica, dipinto da artisti fatimidi con scene di corte, musici, danzatrici e animali: il più grande ciclo di pittura islamica medievale arrivato fino a noi.
Il pavimento è un intarsio di porfido e marmi, il candelabro pasquale è alto quattro metri, il trono del re sta in fondo alla navata. È una chiesa dove tre civiltà lavorarono insieme, e si vede. L'ingresso è dal Palazzo Reale, con il biglietto della Fondazione Federico II (sito ufficiale federicosecondo.org).

Palazzo dei Normanni, la Sala di Ruggero · Foto: Phyrexian, CC BY-SA 4.0 N. 02Palazzo dei Normanni
Il palazzo reale più antico d'Europa ancora in uso: dagli emiri ai re normanni al Parlamento siciliano.
Costruito dagli Arabi sul punto più alto della città e ampliato dai Normanni, il Palazzo Reale è stato la sede degli emiri, dei re di Sicilia, dei viceré e, dal 1947, dell'Assemblea Regionale Siciliana. Oltre alla Cappella Palatina, si visitano gli appartamenti reali e soprattutto la Sala di Ruggero, con i mosaici profani del XII secolo, pavoni, cigni, leopardi e arcieri tra palme e girali d'oro, unici nel loro genere.
Sotto il palazzo, i resti delle mura puniche; davanti, il giardino e la Porta Nuova con i telamoni turcheschi. Le visite variano nei giorni in cui l'Assemblea è riunita.

La Cattedrale, le cupolette settecentesche · Foto: Matthias Süßen, CC BY-SA 4.0 N. 03Cattedrale
Tutti gli stili di Palermo in un solo edificio, con le tombe di Federico II e di Ruggero II.
Fu una basilica bizantina, poi la moschea grande della città, poi dal 1185 la cattedrale normanna dell'arcivescovo Gualtiero Offamilio; nei secoli le hanno aggiunto il portico gotico-catalano, il campanile, le cupolette arabeggianti dell'abside e, alla fine del Settecento, una grande cupola e l'interno neoclassico. Da fuori è un libro di storia dell'architettura; dentro, la cosa da vedere sta subito a sinistra: le tombe di porfido dei re, con Ruggero II, la figlia Costanza d'Altavilla, l'imperatore Enrico VI e Federico II.
Nella cappella di Santa Rosalia riposa l'urna d'argento con le reliquie della patrona; il tesoro conserva la corona di Costanza d'Aragona. Salendo sui tetti si cammina tra le torri e le merlature, con la città e il Monte Pellegrino tutt'intorno. Sul portale del fianco, una colonna porta ancora un versetto del Corano.

Monreale, il Cristo Pantocratore · Foto: José Luiz, CC BY-SA 4.0 N. 04Duomo di Monreale
Sulla collina sopra la città, seimila metri quadrati di mosaici e il chiostro più bello del Mediterraneo.
Guglielmo II lo fondò nel 1174, a otto chilometri da Palermo, per avere una cattedrale tutta sua, e lo fece rivestire di mosaici in pochi anni: oltre seimila metri quadrati di tessere d'oro che raccontano l'intera Bibbia, dalla creazione alla passione, e nell'abside un Cristo Pantocratore alto sette metri che guarda chiunque entri. È la superficie musiva più vasta d'Italia, e una delle più grandi al mondo.
Accanto, il chiostro benedettino con duecentoventotto colonnine binate, ognuna con un capitello diverso, e la fontana araba in un angolo. Le porte di bronzo sono di Bonanno Pisano e di Barisano da Trani. Da Palermo si sale in autobus in mezz'ora; il Duomo fa parte del sito UNESCO arabo-normanno.

Piazza Bellini: la Martorana e San Cataldo · Foto: This Photo was taken by Wolfgang Moroder. Feel free to use my photos, but…, CC BY-SA 3.0 N. 05La Martorana e San Cataldo
Due chiese normanne fianco a fianco: i mosaici greci di Giorgio d'Antiochia e le tre cupole rosse.
In piazza Bellini stanno l'una accanto all'altra due chiese del XII secolo. Santa Maria dell'Ammiraglio, detta la Martorana dal monastero che la ebbe, fu fondata nel 1143 da Giorgio d'Antiochia, l'ammiraglio greco di Ruggero II: i mosaici dell'interno sono i più antichi di Sicilia, e tra loro c'è l'unico ritratto di Ruggero II, incoronato direttamente da Cristo. La chiesa è di rito bizantino, e le messe si celebrano ancora in greco.
San Cataldo, del 1154, è l'opposto: nuda, cubica, con tre cupole rosse allineate e un pavimento a mosaico. Le due chiese raccontano insieme che cosa fu Palermo normanna. I dolci di marzapane a forma di frutta, la «frutta martorana», presero il nome dal convento.

Il chiostro di San Giovanni degli Eremiti · Foto: Berthold Werner, CC BY-SA 4.0 N. 06San Giovanni degli Eremiti
Cinque cupole rosse e un chiostro con le palme: il luogo più «arabo» della città, costruito dai Normanni.
Poco sotto il Palazzo dei Normanni, in un giardino di palme, agrumi e melograni, sta la piccola chiesa che Ruggero II fece costruire tra il 1132 e il 1148 per i monaci benedettini, sui resti di una moschea. Le cinque cupole rosse, i muri nudi, la torre campanaria e il chiostrino duecentesco con le colonnine binate la rendono l'immagine più fotografata della Palermo arabo-normanna.
Il rosso delle cupole, in verità, è un restauro dell'Ottocento: quelle originali erano probabilmente intonacate di bianco. Il giardino è il posto giusto per una pausa all'ombra, tra un monumento e l'altro.

La Zisa · Foto: Peppe64, CC BY-SA 3.0 N. 07La Zisa e la Cuba
I palazzi di delizia dei re normanni, costruiti da architetti arabi tra fontane e giardini.
Fuori dalle mura, nel «Genoardo», il paradiso in terra dei giardini reali, i re normanni si fecero costruire dagli architetti arabi le residenze estive. La Zisa, dall'arabo al-Aziz, la splendida, fu cominciata da Guglielmo I nel 1165 e finita dal figlio: un blocco compatto con la Sala della Fontana al pianterreno, dove l'acqua scorre su una lastra inclinata tra mosaici e muqarnas, e un sistema di aerazione che d'estate teneva fresche le stanze. Oggi ospita il Museo d'arte islamica.
La Cuba, poco distante, del 1180, era un padiglione in mezzo a un lago artificiale: la citò Boccaccio nel Decameron. Entrambe fanno parte del sito UNESCO.

Il Teatro Massimo · Foto: José Luiz, CC BY-SA 3.0 N. 08Teatro Massimo
Il più grande teatro d'opera d'Italia, un tempio neoclassico con la scalinata del Padrino.
Progettato da Giovan Battista Filippo Basile e finito dal figlio Ernesto, fu inaugurato il 16 maggio 1897 dopo vent'anni di cantiere: è il teatro lirico più grande d'Italia e il terzo d'Europa dopo Parigi e Vienna. La facciata è un tempio greco con una scalinata monumentale, resa celebre dalla scena finale del Padrino - Parte III; la sala a ferro di cavallo, con il soffitto a petali che si aprono per la ventilazione, ha un'acustica famosa.
Rimasto chiuso per ventitré anni, dal 1974 al 1997, il Massimo è oggi uno dei simboli della rinascita della città. Si visita con tour guidati quasi ogni giorno, e la stagione d'opera va da gennaio a dicembre (sito ufficiale teatromassimo.it). Poco più avanti, in piazza Politeama, il teatro Politeama Garibaldi, con la quadriga di bronzo.

Piazza Pretoria · Foto: This Photo was taken by Wolfgang Moroder. Feel free to use my photos, but…, CC BY-SA 3.0 N. 09Piazza Pretoria e i Quattro Canti
La fontana «della Vergogna», con le sue statue nude, e l'incrocio barocco che divide la città in quattro.
La Fontana Pretoria fu scolpita a Firenze da Francesco Camilliani nel 1554 per una villa toscana, e comprata dal Senato di Palermo vent'anni dopo: le sue decine di statue nude di dei, ninfe e mostri, di fronte al municipio e a due chiese, scandalizzarono la città, che la chiamò «della Vergogna». Attorno, il Palazzo Pretorio, sede del Comune, la chiesa di Santa Caterina con la sua dolceria nel monastero, e piazza Bellini a un passo.
A cinquanta metri, i Quattro Canti: l'incrocio ottagonale tra il Cassaro e via Maqueda, costruito tra il 1608 e il 1620, con le quattro facciate concave a tre ordini che portano le stagioni, i re spagnoli e le sante patrone. È il centro geometrico della città antica, il «Teatro del Sole» che il sole illumina un canto alla volta.

Gli stucchi di Serpotta a Santa Cita · Foto: Fabrizio Garrisi, CC BY-SA 4.0 N. 10Il Cassaro, la Kalsa e gli oratori di Serpotta
Un chilometro di strada dal Palazzo al mare, e i quartieri dove il barocco è fatto di stucco bianco.
Il Cassaro, corso Vittorio Emanuele, è la strada più antica di Palermo: scende dritta dal Palazzo dei Normanni alla Porta Felice e al mare, tra la Cattedrale, i Quattro Canti, le librerie e i palazzi. A sud si apre la Kalsa, l'antica cittadella araba al-Khalisa, con la chiesa dello Spasimo senza tetto, Palazzo Abatellis che custodisce l'Annunziata di Antonello da Messina e il Trionfo della Morte, il Museo delle Marionette con i pupi siciliani, la Magione e l'Orto Botanico del 1789.
Nella città vecchia si nascondono gli oratori di Giacomo Serpotta, lo scultore che tra Sei e Settecento rivestì le pareti di stucco bianco con figure, putti e teatrini: l'Oratorio del Rosario di Santa Cita, quello del Rosario in San Domenico e quello di San Lorenzo, da cui nel 1969 fu rubata la Natività di Caravaggio, mai ritrovata. Poco lontano, la Chiesa del Gesù, o Casa Professa, è il barocco più esuberante della città, tutta marmi mischi.

Il mercato di Ballarò · Foto: Benjamín Núñez González, CC BY-SA 4.0 N. 11I mercati: Ballarò, il Capo, la Vucciria
I suk della città, dove Palermo grida, vende, frigge e mangia in piedi.
I mercati storici sono l'eredità più viva della Palermo araba: Ballarò, il più antico e il più grande, nell'Albergheria, con le tende colorate, i banchi di pesce e di verdura e le friggitorie; il Capo, dietro il Teatro Massimo, più raccolto e più autentico; la Vucciria, nel quartiere della Loggia, che Renato Guttuso dipinse nel 1974 e che oggi vive soprattutto di sera, tra i chioschi e la movida.
Ci si va per lo street food: panelle e crocchè nel pane, sfincione, arancine, stigghiola alla brace, pane ca' meusa per i coraggiosi. Le «abbanniate», le grida dei venditori, sono una forma d'arte. Meglio la mattina, quando i banchi sono pieni, e con gli occhi aperti come in qualunque mercato del mondo.

La città dal Monte Pellegrino · Foto: Maurizio Moro5153, CC BY-SA 4.0 N. 12Monte Pellegrino e il Santuario di Santa Rosalia
«Il promontorio più bello del mondo», secondo Goethe, e la grotta della santa che salvò la città.
Il monte che chiude a nord la Conca d'Oro, seicento metri di calcare a picco sul mare, colpì Goethe nel 1787 come «il promontorio più bello del mondo». A metà strada, in una grotta, sta il santuario di Santa Rosalia, l'eremita normanna le cui ossa, ritrovate qui nel 1624, fermarono la peste secondo la fede della città: la grotta gronda acqua, le pareti sono coperte di ex voto, e la statua della santa riposa sotto un baldacchino d'oro.
Dalla vetta, e dal belvedere lungo la strada, si vede tutta Palermo, il golfo e Mondello. Chi ha gambe sale a piedi per la Scala Vecchia, l'antica via dei pellegrini, in circa un'ora e mezza; gli altri prendono l'autobus dal centro. Un'altra veduta sulla città, dall'alto della Cattedrale o dal Monte Pellegrino, aiuta a capire che cosa fu la Conca d'Oro, la piana di agrumi che circondava Palermo prima del cemento.

Il Charleston di Mondello · Foto: Berthold Werner, CC BY-SA 3.0 N. 13Mondello
La spiaggia della città: sabbia bianca, mare turchese e uno stabilimento Liberty sull'acqua.
A dieci chilometri dal centro, tra il Monte Pellegrino e il Monte Gallo, la baia di Mondello è la spiaggia dei palermitani: un chilometro e mezzo di sabbia chiara e acqua bassa che d'estate diventa una città. Era una palude di pescatori fino all'inizio del Novecento, quando fu bonificata e trasformata in una stazione balneare con le villette Liberty e, sull'acqua, il grande stabilimento del 1913, l'Antico Stabilimento Balneare, oggi il Charleston, con le cupole e le terrazze sul mare.
Il borgo ha la torre e i ristoranti di pesce; sul lungomare si mangia il gelato nella brioche e si passeggia fino a sera. Si arriva in autobus dal centro, o in bicicletta lungo il parco della Favorita, il parco di caccia dei Borbone con la Palazzina Cinese.
A tavola
Street food, pasta con le sarde e il cannoloA Palermo si mangia per strada, in piedi, a ogni ora: è una città che ha uno dei cibi di strada più celebri del mondo, e non per moda ma per storia. Le panelle sono un'eredità araba, l'arancina, rigorosamente al femminile, un'invenzione di corte, lo sfincione la focaccia del quartiere, il pane ca' meusa, con la milza, il pasto degli operai. Nei ristoranti, la cucina è quella siciliana delle contaminazioni: la pasta con le sarde e il finocchietto, la caponata agrodolce, il pesce spada, le sarde a beccafico.
I dolci sono un capitolo a parte: il cannolo con la ricotta di pecora, la cassata, la frutta martorana, il gelo di mellone d'estate, la sfincia di San Giuseppe a marzo. Si beve Nero d'Avola, Grillo, Catarratto, e alla fine un marsala o uno zibibbo di Pantelleria.
- Per strada
Pane, panelle e crocchè
Le panelle, frittelle sottili di farina di ceci, e le crocchè di patate, dentro un panino con il sesamo, con una spruzzata di limone. Il cibo di strada più antico della città, di origine araba, per pochi euro alle friggitorie dei mercati.
- Per strada
Arancina
La palla di riso allo zafferano ripiena di ragù e piselli, o di burro e prosciutto, impanata e fritta. A Palermo è femminile e rotonda, a Catania maschile e a punta: una questione di identità. Il 13 dicembre, per Santa Lucia, se ne mangiano a migliaia.
- Per strada
Sfincione
La focaccia alta e morbida del panettiere, condita con salsa di pomodoro, cipolla, acciughe, caciocavallo e pangrattato. Si vende sui carretti e in tutti i forni, a fette, ed è il pane della domenica.
- Per strada
Pane ca' meusa
Il panino con la milza e il polmone di vitello bolliti e ripassati nello strutto, «schettu» solo con il limone o «maritatu» con la ricotta e il caciocavallo. Un rito, da provare almeno una volta alla Vucciria o alla Focacceria San Francesco.
- Primo
Pasta con le sarde
Il piatto simbolo: bucatini con le sarde fresche, il finocchietto selvatico, l'uva passa, i pinoli e lo zafferano, con la mollica tostata al posto del formaggio. Agrodolce e arabo, come la città.
- Contorno e secondo
Caponata e sarde a beccafico
Le melanzane fritte con sedano, olive, capperi e la salsa agrodolce; e le sarde aperte, riempite di mollica, pinoli e uva passa, arrotolate e cotte al forno con le foglie di alloro.
- Dolce
Cannolo e cassata
Il cannolo, con la scorza fritta e la ricotta di pecora zuccherata, riempito al momento; la cassata, la torta di pan di Spagna, ricotta, pasta reale verde e frutta candita che i conventi hanno reso un'opera d'arte. Le migliori pasticcerie sono in centro e a Piana degli Albanesi.
- Dolce
Frutta martorana e gelo di mellone
I frutti di marzapane colorati, nati nel convento della Martorana e regalati per i Morti, il 2 novembre; e d'estate il gelo di mellone, il budino di anguria con il cioccolato e i fiori di gelsomino.
- Da bere
Nero d'Avola, Grillo e marsala
I rossi del Nero d'Avola e i bianchi di Grillo e Catarratto dalle campagne attorno; il marsala, il vino che i Florio e gli inglesi resero celebre; lo zibibbo dolce di Pantelleria. E la mattina, la granita con la brioche.
Eventi e tradizioni
Il Festino, la Pasqua, i tesori aperti- 10 – 15 luglio
Festino di Santa Rosalia
La festa più grande della città: la sera del 14 luglio il carro trionfale della santa attraversa il Cassaro dalla Cattedrale al mare, tra fuochi d'artificio, spettacoli e centinaia di migliaia di persone; il 15 la processione delle reliquie. Il 4 settembre si sale a piedi al santuario del Monte Pellegrino.
- Settimana Santa
Pasqua a Palermo e dintorni
Le processioni del Venerdì Santo nei quartieri, i riti bizantini della Martorana e, a Piana degli Albanesi, la Pasqua arbëreshë con i costumi tradizionali e le uova rosse: una delle più belle d'Italia.
- Ottobre
Le Vie dei Tesori
Per alcuni fine settimana d'autunno palazzi, chiese, cripte e terrazze normalmente chiusi aprono al pubblico con visite guidate: il modo migliore per vedere la Palermo nascosta.
- Estate e autunno
Musica e teatro
La stagione del Teatro Massimo va da gennaio a dicembre; d'estate si suona all'aperto al Teatro di Verdura, tra gli alberi della villa Castelnuovo, e nei chiostri della città.
- Giugno – luglio
Palermo Pride e le feste dei quartieri
Una delle parate più partecipate del Sud, con una settimana di eventi; nei mercati e nei quartieri, tutto l'anno, le feste patronali con le luminarie e i carretti.
- Primavera
Targa Florio
La corsa più antica del mondo, dal 1906, oggi rally e rievocazione storica sulle strade delle Madonie: le auto d'epoca passano in città e nei paesi del circuito.
Itinerari
Un giorno o un fine settimanaItinerario 1
Un giorno
- Mattina
Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina all'apertura, poi in discesa San Giovanni degli Eremiti e la Cattedrale con le tombe dei re e i tetti. Il tutto in un chilometro.
- Pranzo
Street food a Ballarò o al Capo: panelle, arancina, sfincione, in piedi tra i banchi.
- Pomeriggio
Il Cassaro e i Quattro Canti, piazza Pretoria, la Martorana e San Cataldo, poi un oratorio di Serpotta e la Kalsa fino a Palazzo Abatellis per Antonello da Messina.
- Tardo pomeriggio
Teatro Massimo con la visita guidata, e il gelato alla Vucciria o in via Maqueda.
- Sera
Cena alla Kalsa o a Mondello, con pasta con le sarde e pesce; poi un cannolo, che si mangia anche a mezzanotte.
Itinerario 2
Un fine settimana
- Sabato
La città arabo-normanna e barocca. L'itinerario di un giorno, con più tempo per gli oratori, l'Orto Botanico e il Museo delle Marionette, e una passeggiata fino alla Cala e al Foro Italico al tramonto.
- Domenica mattina
Monreale. In autobus dalla città: il Duomo, il chiostro, il belvedere sulla Conca d'Oro. Di ritorno, la Zisa e il Museo d'arte islamica.
- Domenica pomeriggio
Il mare. Mondello per il bagno o la passeggiata, oppure la salita al Monte Pellegrino e al santuario di Santa Rosalia per la vista su tutto il golfo.
- Domenica sera
Ultima cena a Mondello, con le sarde a beccafico e il gelo di mellone, e il volo o il treno con il sapore del sesamo.
Dintorni
Templi, cattedrali e riserve, a un'ora dalla cittàMonreale ~8 km
Il Duomo di Guglielmo II con i mosaici e il chiostro: la gita obbligatoria, mezz'ora di autobus dalla città. Vedi la scheda nella sezione Cosa vedere.
Cefalù ~70 km
Il borgo di pescatori sotto la Rocca, con il Duomo normanno di Ruggero II e il Pantocratore più antico della Sicilia, la spiaggia e il lavatoio medievale. Un'ora di treno.
Segesta ed Erice ~75–100 km
Il tempio dorico solitario tra le colline e il teatro degli Elimi; poi Erice, il borgo di pietra sul monte sopra Trapani, con le mura, i castelli e le paste di mandorla.
Bagheria e Solunto ~15–20 km
Le ville barocche dei nobili palermitani, con Villa Palagonia e i suoi mostri di pietra e Villa Cattolica con il museo Guttuso; sulla collina, la città ellenistico-romana di Solunto sul mare.
Piana degli Albanesi ~25 km
Il paese arbëreshë fondato nel Quattrocento dagli albanesi in fuga dai Turchi, con il rito bizantino, i costumi della Pasqua e i cannoli più grandi della Sicilia.
Riserva dello Zingaro e Scopello ~70 km
Sette chilometri di costa senza strade, calette e sentieri sul mare, e la tonnara di Scopello con i faraglioni: la giornata di mare più bella a un'ora dalla città.
Come arrivare
In aereo, in nave, in treno lungo la costaIn aereo
L'aeroporto Falcone e Borsellino, a Punta Raisi, è a 35 chilometri dal centro: il treno Trinacria Express arriva alla stazione Centrale in circa un'ora, il bus Prestia e Comandè in cinquanta minuti, i taxi hanno tariffa fissa. Voli diretti da tutta Italia e dalle principali città europee.
In nave
Il porto è in centro. Traghetti notturni da Napoli, con arrivo la mattina, e collegamenti da Genova, Civitavecchia e Cagliari; le compagnie principali sono Grandi Navi Veloci e Tirrenia. Aliscafi per Ustica e per le Egadi via Trapani.
In treno
Dal continente si arriva con i treni che attraversano lo Stretto sul traghetto, da Roma e da Napoli, in circa dodici ore, anche di notte. In Sicilia, la linea costiera collega Palermo a Cefalù e a Messina, e i treni per Catania e Agrigento. Orari su trenitalia.com.
In auto
Le autostrade A19 per Catania, A20 per Messina e A29 per Trapani e l'aeroporto convergono sulla città. Il centro storico è in gran parte zona a traffico limitato e il traffico è quello che è: meglio lasciare l'auto in un parcheggio custodito e muoversi a piedi, in autobus o con il tram.
Questa guida non riporta orari di apertura né prezzi dei biglietti, che cambiano spesso: prima di partire verificate sui siti ufficiali dei singoli luoghi, indicati nel testo dove esistono.
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