RA · Emilia-Romagna · provincia di Ravenna
Ravenna
L'ultima capitale dell'Impero romano d'Occidente, dove il cielo di Bisanzio è ancora acceso sopra le teste di chi entra.
San Vitale, il catino absidale · Foto: Petar Milošević, CC BY-SA 4.0
Ravenna non si annuncia. Le sue basiliche sono di mattoni nudi, basse, spesso in piazze secondarie: si entra quasi per caso, e si resta senza parole.
Dentro, sulle volte e sulle absidi, brilla l'oro, il blu e il verde di quindici secoli fa: il cielo stellato di Galla Placidia, la corte di Giustiniano e Teodora a San Vitale, le processioni di martiri e di vergini di Sant'Apollinare Nuovo, il prato del paradiso di Classe. Tutto questo sta in una città di provincia tranquilla, che si gira in bicicletta, che mangia piadina e cappelletti, che ha il mare a dieci chilometri e una pineta cantata da Dante. Questa guida la racconta con calma, monumento per monumento, e poi la tavola, le feste, gli itinerari e i dintorni.
Storia
Da capitale dell'Impero a città di DanteRavenna nacque sull'acqua. In età romana era un'isola tra lagune e canali, collegata al mare da un porto che Augusto trasformò nella base della flotta dell'Adriatico: Classis, Classe, con duecentocinquanta navi e diecimila marinai. Fu quella posizione, imprendibile e ben rifornita, a decidere il suo destino. Nel 402, mentre i Goti di Alarico calavano sull'Italia, l'imperatore Onorio lasciò Milano e portò la corte a Ravenna: la città delle paludi diventò la capitale dell'Impero romano d'Occidente.
Vi regnò, di fatto, Galla Placidia, sorella di Onorio, moglie di un re visigoto e poi di un imperatore, madre e reggente di Valentiniano III: una delle donne più potenti dell'antichità, che riempì la città di chiese e si fece costruire il mausoleo con il cielo stellato che porta il suo nome. Nel 476 fu a Ravenna che Odoacre depose l'ultimo imperatore, il ragazzino Romolo Augustolo: la data che i manuali usano per chiudere l'antichità.
Teodorico e Bisanzio
Nel 493 Teodorico, re degli Ostrogoti, tolse la città a Odoacre dopo tre anni di assedio, lo uccise con le proprie mani a un banchetto e fece di Ravenna la capitale del suo regno d'Italia. Fu un sovrano colto, cresciuto a Costantinopoli, che governò con ministri romani come Cassiodoro e Boezio e costruì il palazzo, la basilica palatina di Sant'Apollinare Nuovo, il battistero per i suoi Goti ariani e il mausoleo di pietra d'Istria che lo aspettava fuori le mura. Morì nel 526.
Quattordici anni dopo, nel 540, il generale Belisario prese la città per l'imperatore Giustiniano, e Ravenna diventò l'avamposto di Bisanzio in Italia. Sono gli anni dei cantieri più grandi: la basilica di San Vitale, consacrata nel 547, e Sant'Apollinare in Classe, nel 549, entrambe pagate dal banchiere Giuliano Argentario e volute dai vescovi Ecclesio e Massimiano. Dal 584 circa la città fu la sede dell'esarca, il governatore bizantino d'Italia; nel 751 la presero i Longobardi di Astolfo, e pochi anni dopo Pipino il Breve la consegnò al papa. La capitale era finita; il mare, intanto, si era ritirato, e Classe si stava insabbiando.
Dante, Venezia, il papa
Nel Medioevo Ravenna fu una città di arcivescovi e poi, dal 1275, della famiglia Da Polenta: la Francesca del quinto canto dell'Inferno era una di loro. Il nipote Guido Novello ospitò Dante Alighieri negli ultimi anni dell'esilio, e qui il poeta finì il Paradiso e morì, nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, di ritorno da un'ambasceria a Venezia. Firenze chiese le ossa per secoli; i frati di San Francesco le nascosero nel 1519 e furono ritrovate per caso nel 1865. Dante è ancora qui.
Dal 1441 al 1509 Ravenna fu veneziana: di quel periodo sono la Rocca Brancaleone e le colonne di Piazza del Popolo. Poi tornò allo Stato della Chiesa, che la tenne fino al 1859, e nel 1512 fu il campo di una delle battaglie più sanguinose del Rinascimento, tra francesi e spagnoli. Nell'Ottocento ci visse Lord Byron, per amore di Teresa Guiccioli e delle congiure dei carbonari; nel 1849 Garibaldi, in fuga dalla Repubblica Romana, attraversò le sue valli e vi perse la moglie Anita, morta alla fattoria delle Mandriole.
Il Novecento le ha restituito il mare: il porto industriale, il polo chimico, il gas dell'Adriatico, i lidi. Ma la sua identità è rimasta quella dei mosaici: nel 1996 l'UNESCO ha iscritto nel patrimonio dell'umanità otto monumenti paleocristiani, e dal 1990 il Ravenna Festival porta ogni estate nelle basiliche la musica di Riccardo Muti. Ravenna è ancora una capitale: piccola, discreta, e di un'altra epoca.
- Augusto fa di Classe la base della flotta adriatica
- Onorio porta a Ravenna la capitale dell'Impero d'Occidente
- Mausoleo di Galla Placidia
- Odoacre depone Romolo Augustolo: finisce l'Impero d'Occidente
- Teodorico re degli Ostrogoti regna da Ravenna
- Belisario conquista la città per Giustiniano
- Consacrazione di San Vitale
- Consacrazione di Sant'Apollinare in Classe
- Ravenna sede dell'esarcato bizantino
- I Longobardi prendono la città
- Muore Dante Alighieri, ospite dei Da Polenta
- Dominio veneziano
- Battaglia di Ravenna
- Byron vive a Ravenna
- Nasce il Ravenna Festival
- Otto monumenti nel patrimonio UNESCO
Cosa vedere
12 luoghi, nell'ordine in cui li racconteremmo a un amico
San Vitale, la volta del presbiterio · Foto: Petar Milošević, CC BY-SA 4.0 N. 01Basilica di San Vitale
Il capolavoro dell'arte bizantina in Occidente: Giustiniano e Teodora in oro, in una chiesa ottagonale.
Da fuori è un ottagono di mattoni, severo; dentro è una vertigine. San Vitale fu cominciata nel 526 sotto il vescovo Ecclesio e consacrata nel 547 da Massimiano, con i soldi del banchiere Giuliano Argentario: un edificio a pianta centrale, con le esedre a due piani, i capitelli traforati e le volte affrescate nel Settecento, che rimandano a Costantinopoli più che a Roma.
Il presbiterio è il tesoro: i mosaici con Abramo, Mosè, gli evangelisti, il Cristo giovane e imberbe sul globo, e ai lati dell'abside i due pannelli più famosi di Ravenna, l'imperatore Giustiniano con il vescovo Massimiano e la corte, e l'imperatrice Teodora con le sue dame, mai venuti a Ravenna e presenti per sempre. Nella volta, l'Agnello in un cielo di girali verdi e oro. Il biglietto cumulativo dell'Opera di Religione (sito ufficiale ravennamosaici.it) copre San Vitale, Galla Placidia, Sant'Apollinare Nuovo, il Battistero Neoniano e il Museo Arcivescovile.

Il cielo del mausoleo di Galla Placidia · Foto: Petar Milošević, CC BY-SA 4.0 N. 02Mausoleo di Galla Placidia
Un cielo di ottocento stelle in una stanza a croce: il monumento più antico e più amato di Ravenna.
Nel giardino di San Vitale, una piccola costruzione a croce latina, bassa e disadorna, costruita tra il 425 e il 450 per l'imperatrice Galla Placidia, che poi morì a Roma e probabilmente non fu mai sepolta qui. Si entra chinandosi, gli occhi si abituano al buio, e la cupola si accende: un cielo blu profondo con centinaia di stelle d'oro disposte in cerchi concentrici, e al centro la croce.
Le lunette raccontano il Buon Pastore tra le pecore, san Lorenzo con la graticola, i cervi alla fonte, e sotto le volte corrono decorazioni geometriche, girali e frutti che sono tra i mosaici più antichi e più raffinati della città. Fu questo cielo a ispirare a Cole Porter, secondo la leggenda, Night and Day. Nei mesi di punta l'ingresso è contingentato a pochi minuti per gruppo: vale la pena arrivare all'apertura.

Sant'Apollinare Nuovo, la processione delle vergini · Foto: Zairon, CC BY 4.0 N. 03Basilica di Sant'Apollinare Nuovo
La chiesa di palazzo di Teodorico, con le due processioni di martiri e di vergini lungo le navate.
Teodorico la costruì all'inizio del VI secolo come cattedrale ariana accanto al suo palazzo, e i Bizantini, mezzo secolo dopo, la riconsacrarono al culto cattolico e ne rifecero una parte dei mosaici. Il risultato è la navata più lunga e più leggibile di Ravenna: in alto, ventisei scene della vita di Cristo, le più antiche del genere; sotto, su due file, la processione dei ventidue martiri che muovono verso il Cristo in trono e quella delle vergini che, dal porto di Classe, seguono i Magi verso la Madonna.
Nella fascia inferiore si vedono ancora il palazzo di Teodorico e la città di Classe con le navi: dove i Bizantini cancellarono le figure dei dignitari goti, restano sulle colonne le mani, sospese. Il campanile cilindrico, del IX o X secolo, è il modello di tutti quelli di Ravenna.

Il Battistero Neoniano, la cupola · Foto: Ingo Mehling, CC BY-SA 4.0 N. 04Battistero Neoniano
La cupola più antica della città: il battesimo di Cristo e i dodici apostoli su un cielo di oro e di blu.
Detto anche degli Ortodossi, per distinguerlo da quello degli Ariani, è un ottagono di mattoni accanto al Duomo, costruito alla fine del IV secolo sul sito di un bagno romano e decorato verso il 450 dal vescovo Neone. È il monumento meglio conservato dell'età di Galla Placidia, e uno dei più completi: stucchi, marmi, iscrizioni, e nella cupola il battesimo di Cristo nel Giordano, con il fiume che ha le sembianze di un vecchio dio, circondato dal giro degli apostoli in bianco e oro.
Sotto, i quattro altari e i troni vuoti che aspettano il giudizio. Al centro, la vasca ottagonale di marmo greco dove si battezzava per immersione. Nello stesso isolato, la Cattedrale settecentesca conserva l'ambone del VI secolo e un sarcofago tardoantico.

Il Battistero degli Ariani, la teoria degli apostoli · Foto: Ввласенко, CC BY-SA 3.0 N. 05Battistero degli Ariani
Il battistero dei Goti di Teodorico, piccolo e nascosto, con la stessa scena e un'altra teologia.
In una piazzetta dietro la chiesa dello Spirito Santo, un edificio minuscolo che Teodorico costruì per i suoi Goti, che erano cristiani ariani e battezzavano a modo loro. La cupola ripete il tema del Neoniano, il battesimo di Cristo e la processione degli apostoli verso il trono vuoto con la croce, ma con una differenza di dottrina che si vede: qui Cristo è un giovane nudo e imberbe, un uomo prima che un Dio.
È a ingresso libero o quasi, spesso vuoto, e si visita in dieci minuti. Nel confronto con l'altro battistero sta una lezione di storia: due popoli, due Chiese, la stessa città.

La Cappella Arcivescovile, la volta · Foto: Ingo Mehling, CC BY-SA 4.0 N. 06Cappella Arcivescovile e Museo
L'oratorio privato dei vescovi e, accanto, la cattedra d'avorio di Massimiano, l'oggetto più prezioso di Ravenna.
Al primo piano del palazzo arcivescovile, accanto al Duomo, si apre l'unico oratorio paleocristiano ancora intatto: una piccola cappella a croce, costruita dal vescovo Pietro II attorno al 500, con la volta sorretta da quattro angeli, i simboli degli evangelisti, i santi nelle arcate e, sopra l'ingresso, il Cristo guerriero che calpesta il leone e il serpente, con la croce in spalla come una lancia.
Il museo che la circonda custodisce la cattedra di Massimiano, il trono del vescovo di Giustiniano interamente rivestito di avorio scolpito con storie di Giuseppe e di Cristo, uscito da una bottega di Costantinopoli a metà del VI secolo: è l'opera d'avorio più importante arrivata dall'antichità. Nel museo anche i mosaici staccati dalla prima cattedrale e il calendario pasquale d'argento.

Il mausoleo di Teodorico · Foto: Richard Mortel from Riyadh, Saudi Arabia, CC BY 2.0 N. 07Mausoleo di Teodorico
La tomba di un re barbaro che si voleva romano: due piani di pietra e un tetto ricavato da un solo blocco.
Fuori dalle mura, in un prato verso la stazione, Teodorico si fece costruire attorno al 520 un mausoleo che non somiglia a nessun altro edificio di Ravenna: niente mattoni, niente mosaici, ma grandi blocchi squadrati di pietra d'Istria portati via mare, su due piani, e sopra una cupola ricavata da un unico monolite di dieci metri di diametro che pesa centinaia di tonnellate. Come l'abbiano sollevato non è del tutto chiaro; le dodici anse sul bordo, con i nomi degli apostoli, servivano forse a issarlo.
Dentro, al piano superiore, resta una vasca di porfido che fu il sarcofago del re, svuotato quando i Bizantini cancellarono la memoria dei Goti. Il mausoleo è il monumento più «nordico» della città, e il più fotogenico al tramonto.

Sant'Apollinare in Classe, l'abside · Foto: Terragio67, CC BY-SA 4.0 N. 08Basilica di Sant'Apollinare in Classe
A cinque chilometri dal centro, la basilica del porto antico con il prato di paradiso più bello del VI secolo.
Dove stava il porto di Classe, ormai in mezzo alla campagna, resta la grande basilica consacrata nel 549 sulla tomba del primo vescovo di Ravenna, sant'Apollinare. È la più grande delle chiese antiche della città, con tre navate su ventiquattro colonne di marmo greco, un campanile cilindrico alto e un'abside che vale il viaggio: il santo in preghiera in un prato verde pieno di fiori, alberi, uccelli e dodici pecore, sotto una croce gemmata in un cielo di stelle che rappresenta la Trasfigurazione, con Mosè ed Elia tra le nuvole.
Nella stessa zona, il Museo Classis, nell'ex zuccherificio, racconta la storia della città dall'età etrusca a Teodorico, e il Parco archeologico di Classe mostra i resti del porto e dei magazzini. Da Ravenna si arriva in autobus o in bicicletta lungo la pista ciclabile.

La tomba di Dante · Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0 N. 09Tomba di Dante e zona dantesca
Il tempietto neoclassico dove riposa il poeta, con la lampada che Firenze alimenta ogni anno con il suo olio.
Accanto alla basilica di San Francesco, dove Dante fu sepolto nel 1321, un piccolo tempio neoclassico costruito da Camillo Morigia nel 1780 custodisce l'urna con le ossa del poeta. Dentro, il bassorilievo di Pietro Lombardo del 1483 lo mostra pensoso davanti a un leggio, e una lampada votiva arde con l'olio che il Comune di Firenze porta ogni anno, la seconda domenica di settembre, come tardiva riparazione dell'esilio.
Attorno, la «zona dantesca» chiede silenzio: il Quadrarco di Braccioforte con i sarcofagi, il tumulo coperto d'edera dove le ossa furono nascoste durante la seconda guerra mondiale, il Museo Dante nei chiostri francescani. Nella cripta di San Francesco, allagata dalla falda, i pesci rossi nuotano sopra il pavimento a mosaico del X secolo.

La Domus dei Tappeti di Pietra · Foto: Lyisia, CC BY-SA 4.0 N. 10Domus dei Tappeti di Pietra
Sotto una chiesa del centro, i pavimenti a mosaico di un palazzo bizantino scoperti per caso nel 1993.
Durante i lavori per un parcheggio sotterraneo in via D'Azeglio, nel 1993, gli scavi trovarono a tre metri sotto il livello stradale i pavimenti di un grande edificio del V-VI secolo, quattordici ambienti coperti di mosaici geometrici e figurati: i «tappeti di pietra». Il sito, aperto nel 2002 sotto la chiesa di Sant'Eufemia, è tra i più importanti scavi urbani in Italia.
Il pezzo più celebre è la Danza dei Geni delle Stagioni, quattro figure che danzano in cerchio, un tema unico nel repertorio antico; accanto, il Buon Pastore e i grandi tappeti a intrecci. Le passerelle sospese permettono di camminarci sopra.

Piazza del Popolo · Foto: Redrumstudio, CC BY-SA 4.0 N. 11Piazza del Popolo, il MAR e la Classense
Il salotto veneziano della città, e attorno il museo d'arte, la biblioteca e il museo del mosaico.
La piazza è veneziana: le due colonne del 1483 portavano il leone di San Marco e sant'Apollinare, il Palazzo Comunale e il Palazzetto Veneziano hanno le logge e i capitelli della Serenissima, e i caffè sotto i portici sono il posto dell'aperitivo. Da qui parte via Cavour, la strada delle vetrine, e il reticolo di vie del centro dove tutti vanno in bicicletta.
A pochi minuti, tre luoghi che completano la città: il MAR, il museo d'arte nella Loggetta Lombardesca, con la collezione di mosaici contemporanei e le mostre; la Biblioteca Classense, in un monastero camaldolese con l'Aula Magna barocca; e il TAMO, il museo del mosaico nella chiesa di San Nicolò, dove si capisce come si fa e come si stacca un mosaico. E poi Palazzo Guiccioli, il museo di Byron e del Risorgimento.

La pineta di Classe · Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0 N. 12La pineta, i lidi e il Delta
Il bosco di Dante e Byron, e dietro il mare: nove lidi, le valli e il Parco del Delta del Po.
Tra la città e il mare corre la pineta, quella che Dante chiamò «la divina foresta spessa e viva» all'ingresso del Paradiso terrestre e dove Byron andava a cavallo. Quella di Classe, a sud, e quella di San Vitale, a nord, con la Ca' Vecia e le valli d'acqua salmastra, fanno parte del Parco regionale del Delta del Po e si girano a piedi o in bicicletta.
Oltre la pineta, nove lidi di sabbia con gli stabilimenti, da Casal Borsetti a Lido di Savio, e in mezzo Marina di Ravenna, con la sua darsena e i ristoranti di pesce. All'Oasi di Punte Alberete e alle Valli di Comacchio si vedono i fenicotteri; a Sant'Alberto, il traghetto a fune attraversa il Reno.
A tavola
Piadina, cappelletti e l'AdriaticoRavenna mangia romagnolo, cioè con gusto e abbondanza: la sfoglia tirata a mano, il ragù, il formaggio fresco, il pesce azzurro dell'Adriatico, il Sangiovese in caraffa. La piadina è il pane di casa e il cibo di strada, sottile in città e più alta verso le colline; i cappelletti sono quelli di Romagna, ripieni di formaggio e non di carne, e si mangiano in brodo o al ragù.
Il mare porta le poveracce, le vongole di Ravenna, i sardoncini e il brodetto, che a Marina di Ravenna si mangia guardando le barche. Si beve Sangiovese, Albana, Trebbiano e, con la ciambella, Cagnina dolce.
- Il pane di casa
Piadina romagnola
Farina, strutto o olio, acqua e sale, cotta sul testo e riempita di squacquerone e rucola, prosciutto crudo o salsiccia. A Ravenna la si compra ai chioschi con le righe bianche e rosse, ed è una religione.
- Primo
Cappelletti romagnoli
Ripieni di formaggio, raviggiolo o parmigiano e noce moscata, chiusi a cappello: si servono in brodo di cappone nelle feste e al ragù tutto l'anno. Non chiamateli tortellini.
- Primo
Passatelli in brodo
Un impasto di pane grattugiato, parmigiano, uova e noce moscata pressato attraverso il ferro apposito, cotto nel brodo. Piatto della domenica; oggi si trovano anche asciutti, con il pesce.
- Primo
Strozzapreti e garganelli
Le paste di casa senza uovo o con l'uovo, arrotolate a mano o sul pettine: con il ragù, con la salsiccia e il rosmarino, con le poveracce.
- Dal mare
Poveracce e brodetto
Le poveracce sono le vongole dell'Adriatico ravennate, saltate con aglio, prezzemolo e pomodoro; il brodetto è la zuppa di pesce di Marina di Ravenna, con il pesce povero e il pane abbrustolito.
- Dal mare
Sardoncini alla griglia
Le alici dell'Adriatico, aperte e passate nel pane grattugiato, cotte alla brace e servite con la piadina. Semplici e perfette, nelle trattorie del porto.
- Secondo
Castrato alla brace
La carne di montone giovane, tipica della Romagna, cotta alla griglia con il rosmarino. Piatto di campagna e di sagra che le trattorie della pianura tengono in menu.
- Dolce
Ciambella e zuppa inglese
La ciambella romagnola, secca, da inzuppare nel vino dolce; la zuppa inglese, con il pan di Spagna imbevuto di alchermes e la crema, che in Romagna è nata e non in Inghilterra.
- Da bere
Sangiovese, Albana, Cagnina
Il Sangiovese di Romagna in tutte le sue colline, l'Albana, il primo bianco italiano a ottenere la DOCG, e la Cagnina, il rosso dolce che si beve giovane con le castagne d'autunno.
Eventi e tradizioni
Musica nelle basiliche, Dante a settembre- Giugno – luglio
Ravenna Festival
Fondato nel 1990, porta ogni estate opera, sinfonica, danza e jazz nelle basiliche, nel Palazzo Mauro De André e nei luoghi più belli della città, con Riccardo Muti come anima. In autunno, la Trilogia d'autunno al Teatro Alighieri. Programma su ravennafestival.org.
- Estate
Mosaico di Notte
Nelle sere d'estate i monumenti UNESCO aprono dopo il tramonto, con visite guidate e concerti: i mosaici, illuminati, sono un'altra cosa. Le date e i luoghi cambiano ogni anno.
- Settembre
Settembre dantesco
Il mese in cui Ravenna ricorda la morte del poeta: la seconda domenica di settembre Firenze porta l'olio per la lampada della tomba, con un corteo storico; letture, conferenze e concerti per tutto il mese.
- Primavera
Ravenna Jazz
Dal 1973 è il festival jazz più longevo d'Italia: concerti al Teatro Alighieri e nei club, con i grandi nomi e la scena italiana, tra aprile e maggio.
- Autunno, ogni due anni
Ravenna Mosaico
La biennale del mosaico contemporaneo: mostre al MAR e in tutta la città, laboratori, artisti da tutto il mondo che lavorano con la tecnica dei Bizantini.
- 23 luglio
Festa di Sant'Apollinare
Il patrono della città, primo vescovo e martire secondo la tradizione, si festeggia con la messa in Classe e nella cattedrale e con eventi in centro.
Itinerari
Un giorno o un fine settimanaItinerario 1
Un giorno
- Mattina
San Vitale e Galla Placidia. All'apertura, con il biglietto cumulativo comprato online: prima il mausoleo, quando è ancora vuoto, poi la basilica. Poi a piedi al Battistero Neoniano e al Museo Arcivescovile per la cattedra d'avorio.
- Pranzo
Piadina o cappelletti. A un chiosco, in piedi, o in una trattoria del centro. Con un bicchiere di Sangiovese.
- Pomeriggio
Sant'Apollinare Nuovo e Dante. La navata delle processioni, poi il Battistero degli Ariani a due passi, e la zona dantesca con la tomba, il Quadrarco e la cripta di San Francesco.
- Tardo pomeriggio
La Domus dei Tappeti di Pietra e una passeggiata per via Cavour e Piazza del Popolo, con l'aperitivo sotto i portici.
- Sera
Mausoleo di Teodorico al tramonto, se le gambe reggono, oppure una cena di pesce a Marina di Ravenna, a un quarto d'ora di autobus.
Itinerario 2
Un fine settimana
- Sabato
I mosaici, senza fretta. L'itinerario di un giorno, con più tempo dentro ogni monumento e una sosta al MAR o al TAMO per capire la tecnica del mosaico. La sera, in estate, Mosaico di Notte o un concerto del Festival.
- Domenica mattina
Classe in bicicletta. Lungo la ciclabile fino a Sant'Apollinare in Classe e al Museo Classis, poi il Mausoleo di Teodorico sulla via del ritorno. In tutto una ventina di chilometri, tutti in piano.
- Domenica pomeriggio
Il mare e la pineta. La pineta di Classe a piedi, la spiaggia di Lido di Dante o di Marina di Ravenna, i fenicotteri alle Valli. In alternativa, un'ora d'auto per Comacchio o Faenza.
- Domenica sera
Brodetto sulla darsena di Marina di Ravenna, e il treno o l'auto per casa.
Dintorni
Il Delta, le colline e la RomagnaComacchio e il Delta del Po ~35 km
La piccola Venezia delle valli, con i ponti, le anguille e la Manifattura dei Marinati; attorno, le Valli di Comacchio con i fenicotteri e i casoni da pesca, da vedere in barca.
Faenza ~30 km
La città della ceramica: il MIC, uno dei musei di ceramica più grandi del mondo, le botteghe che lavorano ancora la maiolica e la piazza con le logge.
Cervia e Milano Marittima ~20 km
Le saline di Cervia con il sale dolce e i fenicotteri, il borgo dei salinari, e la pineta di Milano Marittima con i suoi stabilimenti eleganti.
Brisighella ~45 km
Il borgo dei tre colli, con la Rocca, la Torre dell'Orologio e il santuario del Monticino; la via degli Asini sospesa sopra la strada, e l'olio Brisighello.
Bertinoro e le colline ~35 km
Il balcone della Romagna, con la Colonna delle Anella dell'ospitalità e le cantine di Albana e Sangiovese; in zona, i vigneti tra Forlì e Cesena.
Ferrara e Bologna ~75 km
Ferrara degli Estensi, città UNESCO con il Castello e il Palazzo dei Diamanti; Bologna con i portici e la tavola, a un'ora di treno.
Come arrivare
Un'ora da Bologna, in piano e in biciclettaIn treno
Ravenna non è sulla linea ad alta velocità: si cambia a Bologna, da cui i regionali impiegano poco più di un'ora; da Rimini e da Ferrara circa un'ora. La stazione è a dieci minuti a piedi dal centro e dal Mausoleo di Teodorico. Orari su trenitalia.com.
In auto
Da Bologna l'autostrada A14 e la diramazione A14dir per Ravenna; da Rimini la statale Adriatica; da Roma e Firenze la E45 fino a Cesena. Il centro è in gran parte pedonale o a traffico limitato: parcheggi ai margini, poi si gira a piedi o in bicicletta.
In aereo
Bologna Guglielmo Marconi, a circa 80 chilometri, con il collegamento Marconi Express e il treno; Rimini a un'ora, Forlì a mezz'ora con pochi voli. Venezia Marco Polo è a due ore e mezza.
In bicicletta e in autobus
Ravenna è piatta e ciclabile: noleggi in centro e piste verso Classe e il mare. I bus urbani di Start Romagna collegano la stazione ai lidi e a Classe in un quarto d'ora.
Questa guida non riporta orari di apertura né prezzi dei biglietti, che cambiano spesso: prima di partire verificate sui siti ufficiali dei singoli luoghi, indicati nel testo dove esistono.
Continua il viaggio
Le altre tre città

Arezzo
Etrusca, romana, medievale e medicea: una città d'arte intera, senza la folla, a un'ora da Firenze.
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Palermo
Fenicia, araba, normanna, barocca: la città più stratificata d'Italia, con i mercati, i mosaici e il mare di Mondello.
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Torino
La città dei Savoia e della Fiat, elegante e sotto voce: portici, residenze reali, il cioccolato e la montagna dietro.
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